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Giuseppe ed Alberto Criscione
Una bottega di maestri ceramisti nel cuore di Ragusa Ragusa, con i suoi 70.000 abitanti, situata a 500 metri sopra il livello del mare ed adagiata su una collina calcarea, è una delle città italiane posta nell’estremo sud della Sicilia. Città ricca di incantevoli monumenti barocchi dovuti alla ricostruzione avvenuta dopo il devastante terremoto del 1693, ha incastonata una splendida perla rappresentata da Ibla (Ragusa Inferiore) Arrivando, questa città ci appare d’un tratto come un affascinante Presepe che emerge in modo straordinario verso sera, quando le luci artificiali cominciano ad accendersi. Tra le sue vie, si scoprono trentatrè splendide Chiese dominate dalla Cattedrale di S. Giorgio. Passeggiando per il centro storico di questo gioiello siciliano, ad un certo punto, superato un lungo ponte intitolato a Papa Giovanni XXIII, si apre un piccolo cortile vicino alla Chiesa di S.Vito, dove è situata la bottega-laboratorio di ceramica dei maestri Criscione. Molti amici conoscono le opere di Giuseppe, un affermato artista della terracotta ed autore di magistrali pezzi unici di raffinata poesia, che da molti anni sta operando in quest’arte. Considerato uno dei più importanti esponenti contemporanei della scultura in terracotta della Sicilia, Giuseppe Criscione ha reinterpretato in una diversa forma stilistica quella che è stata nell’Ottocento la grande tradizioone calatina dei Bongiovanni-Vaccaro e di Francesco Bonanno. Cantore dei semplici, come lui stesso afferma, grazie alla plasticità ed alla duttilità della materia unite al suo intuito creativo, riesce a trasmettere con la creta tutto quanto ha nella sua fantasia. Realisticità, naturalezza dei personaggi forgiati, postura, ma anche colori si fondono in un insieme armonioso ed unico. Contadine, pastori, mendicanti, emigranti ed accattoni, con visi scavati dalla fatica, dalla povertà per non dire dalla miseria. I corpi sono consunti dal tempo, le mani sono segnate dal duro lavoro di chi ha dovuto e saputo guadagnarsi da vivere con il proprio sudore. Come dice il professore Oscar Spaola, Criscione è cantore dei nostri mestieri è un poeta dei nostri pensieri, è un protagonista della nostra vita. Egli reinventa i personaggi del passato e li tormenta sino a farli rivivere nei nostri giorni. La competezza ed il vero valore della scultura presepistica si raggiunge quando il modellato di qualsiasi materia sia esso fatto, inserito nel contesto di una scenografia presepistica, esalta l’opera, fondendosi in un unico sodalizio in modo equilibrato ed armonico. Giuseppe Criscione è considerato in questo un autentico artista al servizio dei presepisti perchè ha saputo e sa esprimere ancora questo importante valore. Da alcuni anni però è affiancato dai suoi due figli, Paola ed Alberto: mentre Paola non si occupa direttamente delle scultura presepistica, Alberto, figlio minore, ha deciso di continuare la difficile eredità del padre raccogliendo da esso gli stilemi d’arte, rifondandoli in nuove composizioni. Infatti questo giovane scultore sa dare alle sue opere nuova forza con quell’intelligenza creativa in cui atteggiamenti, gestualità e vigore si sostituiscono alla ponderatezza e realisticità del padre. In questo ventottenne troviamo quell’espressività, quella modernità, quella vivacità di chi non ha vissuto il periodo difficile del dopoguerra, anni di povertà e miseria. Alberto, che è nato e vive a Ragusa, da questa terra ha saputo invece cogliere la luce e quell’atmosfera che si respira in questa zona d’Italia. Crescendo sin da piccolo nell’atelier del padre, alcune volte come tutti i bambini disturbandolo mentre lavorava con concentrazione e pazienza alle sue opere, ha di fatto maturato verso tale materia non un’avvesità ma una passione, tanto che con grande tenacia ed amore oggi lo affianca in questo affascinante lavoro. Giuseppe è stato dispensatore di suggerimenti, consigli ed indicazioni che solo un padre sa dare al proprio figlio; i due scultori in alcune occasioni hanno voluto lavorare insieme, modellando a quattro mani la creta in composizioni particolari, come nella Via Crucis installata presso la Chiesa di S.Pietro a Ragusa. Particolarmente suggestiva è la formella in cui Alberto ha rappresentato il momento straziante in cui Cristo viene inchiodato alla croce: l’urlo di dolore emanato dal Cristo sembra uscire e materializzarsi dalla stessa terracotta e penetrare nelle nostre coscienze in modo devastante. Non si pensi che Alberto sia clone del padre. La tecnica è simile, ma l’interpretazione e la visione complessiva che questo giovane artista ha, è assai diversa. Guardando queste figure si nota un nuovo taglio, la ricerca di una forma che si stacchi e dia una veste nuova alle sue creazioni. Caro Alberto, adesso che hai preso questa bellissima strada senz’altro stimolante ed impegnativa, a nome dell’Associazione Italiana Amici del Presepio, ti auguriamo di arrivare, e, perchè no, superare sia in passione che in qualità artistica quanto ha saputo fare negli ultimi quarant’anni tuo padre, dimostrando di essere, nel solco della continuità, un grande artista. Pier Luigi Bombelli tratto dalla rivista “IL PRESEPIO” mensile dell’Associazione Italiana Amici del Presepio n.222 del giugno 2010 |
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